
Anche quest’anno noi operatori dell’Associazione GLATAD ETS e della Cooperativa sociale PARS, affiancati dal Dipartimento delle Dipendenze Patologiche AST Macerata, siamo stati invitati dall’Atletico Macerata per prendere parte all’evento della V edizione della Clementoni Cup!
Una collaborazione che prosegue negli anni ed evidenzia l’importanza di cercare nel calcio una via alternativa alla competizione spietata, all’ossessione per la vittoria e all’individualismo come strada per il successo.
La Clementoni Cup rappresenta uno spazio dove le bambine e i bambini, anche in squadre miste, possono sfidarsi tra loro senza classifiche, mantenendo l’attenzione sul momento condiviso che stanno vivendo, con l’opportunità di confrontarsi anche con società lontane, che difficilmente avrebbero avuto modo di conoscere in un clima protetto e ludico.

Negli intramezzi tra una partita e l’altra abbiamo accolto le varie squadre con diverse attività, suddivise su due tendoni; un’attività era focalizzata sul peso delle parole: confrontandoci con i bambini abbiamo ragionato sui momenti di stress, come di fronte ad errori commessi durante le partite, si possa provare la preoccupazione di venir presi in giro dagli avversari o dai compagni di squadra stessi.
Allora abbiamo invitato le bambine e i bambini a passarsi una palla attraverso un hula hoop che fungeva da portale tra il negativo e il positivo; al primo lancio veniva pronunciata una parola “brutta”, di quelle che in partita feriscono, e poi la compagna/o doveva ripassarla indietro trasformando l’insulto in una frase di incoraggiamento, quella che ci vorremmo sentir dire quando le cose si mettono male, ma c’è una squadra a sostenerci.
Al termine, ad ogni squadra è stato consegnato un cartellone personalizzato con il nome della società, con al centro stampata una persona che calciava in porta: ogni partecipante scriveva con i colori a spirito le parole belle emerse durante l’esercizio e, invece, le parole brutte venivano accartocciate in dei pezzetti di carta colorata e poi incollate sul foglio come tanti palloni da calciare via.
È stato significativo ascoltare le bambine e i bambini aprirsi rispetto ai timori di non essere abbastanza e, specialmente, ascoltare una giocatrice scegliere come frase negativa “sei una femmina, non puoi giocare a calcio” per sentirsi rispondere dalla compagna “sei libera di scegliere lo sport che vuoi.”

Le altre attività proposte hanno spaziato attraverso giochi cooperativi incentrati sul valore della collaborazione come unico strumento per il raggiungimento di un obiettivo comune. Esempi significativi sono stati il percorso a ostacoli — affrontato in fila indiana a occhi chiusi, affidandosi alla guida di un compagno — e il trasporto di un pallone in coppia, mantenendo il contatto schiena contro schiena. Queste dinamiche hanno offerto a bambine e bambini l’opportunità di sperimentare la fiducia reciproca, imparando a compensare le difficoltà altrui e ad adattare i propri ritmi a quelli del compagno.
Particolarmente apprezzate sono state attività come l’“intreccio”, dove il gruppo, intrecciando le mani in modo casuale, ha dovuto districarsi senza mai lasciarsi fino a formare un cerchio perfetto, e il gioco del “gira la frittata”, che richiedeva di voltare un ampio telo rimanendovi costantemente sopra. Momenti di riflessione, svolti sia durante che al termine delle sfide, hanno permesso di comprendere come, anche in ambito sportivo,
il talento del singolo non sia sufficiente senza il supporto collettivo: il celebre motto “tutti per uno, uno per tutti!” si è così trasformato in una lezione concreta sull’importanza del gioco di squadra.
PAROLE CHIAVE: sport, collaborazione, interconnessione
– Massimo